“Cercava di dormire e non ci riusciva.
State zitte, domande, smettetela di chiedere, fate silenzio, andate via.
Se poi arrivassero anche le risposte, diomio, la testa scoppierebbe davvero.”Simona Vinci
Parla, mia paura

Che cos’è il disagio emotivo?
L’esistenza delle meduse – per 600 milioni di anni – ha sfidato la saggezza convenzionale e tuttavia il problema continua a essere ignorato, (tranne che da anime coraggiose come J. Pollack). Il problema è che le meduse contengono meno dell’1-2% di materia non acquosa. Tale materia è confinata nelle regioni digestive e riproduttive. Ciò posto, il carapace delle meduse deve quindi essere essenzialmente composto di acqua pura. Questa materia solida e gommosa esiste circondata da un oceano che contiene almeno il 3% di sale. La sua esistenza, a tutti gli effetti, sfida le leggi della pressione osmotica e l’equazione della diffusione. A meno che, la sua esistenza, non la si osservi dal punto di vista delle forze a lunghissimo raggio fra polimeri conduttori.
Determinati eventi – e quindi esistenze, fatti, vite, istanze, dolori, bontà – esistono perché sì; non c’è spiegazione ad alcune cose, fintanto che non la si voglia cercare provando a considerare il contesto entro cui abita il problema che stiamo osservando: ci sono alcune equazioni, alcuni problemi matematici, fisici, chimici, astronomici e psicologici che tuttora non sono stati spiegati e quindi non sono descritti, il che significa che non possono essere inclusi nel rigore scientifico al fine di prevenirli – e anche sapere a pari condizioni di eventi che cosa potrebbe accadere se si verificassero.
Una cosa simile viene riportata da Chiara Valerio nel libro La matematica è politica: l’equazione x2 più 1 = 0 è stata considerata irrisolvibile per quasi duemila anni, dacché si cercava di risolverla attingendo all’insieme dei numeri reali. Eppure, allorché Cartesio cominciò a pensare che forse non si stava prendendo in considerazione il contesto, l’equazione ha in seguito trovato il suo spazio nell’insieme dei numeri complessi da lui proposto. Ecco che così abbiamo una prova della contemporanea coesistenza di due verità diverse: equazione impossibile nei numeri reali, possibile nei numeri complessi.
La verità assoluta si subisce, dacché ci viene insegnato in qualche modo a rispettare modelli che possano restituire un ordine, più che a noi, al resto del mondo. Per questo motivo ci convinciamo che per misurare un problema, ovvero comprenderlo, e quindi comprendere noi, occorra un modello unico, un pensiero univoco che solitamente – per nostra cultura – è svalutante e invalida la presa di responsabilità di osservare altri punti di vista. Quel modello unico lo chiamiamo verità, ma solitamente è formato da credenze, e quindi schemi di pensiero, negativi e ripetitivi che si sono formati per nostro apprendimento attraverso la nostra storia, attraverso le nostre esperienze sia belle, sia brutte. Il disagio emotivo viene percepito ed esperito quando quegli schemi, quei sistemi di credenze diventano così pervasivi da impedirci di pensare diversamente, di agire un cambiamento, di relazionarci con gli altri e di ripensare le nostre scelte. Il disagio emotivo è un circolo in cui ci sentiamo bloccati, preda di emozioni difficili e complesse.
Prendere in considerazione altri punti di vista ammette che non solo ci hanno insegnato male o poco a prenderci cura di noi, ma mette in discussione lo stesso pensiero che abbiamo su di noi, sugli altri e sul mondo predisponendoci a una disputa leggera e vivace con quello che abbiamo creduto vero – e unicamente vero – fino a quel momento. Diventare benevoli con se stessi è assumere più punti di vista su di sé, considerare il problema da una prospettiva diversa rispetto a ciò che abbiamo potuto fare fino a quel momento. Soprattutto cominciare a prendersi cura del contesto in cui quel problema è sorto e assumere un pensiero alternativo che consideri un nuovo contesto, quello del benessere per esempio. Come potremmo fare con le meduse al fine di comprendere come mai non si sciolgano a contatto con il mare.
Per fare questo si può chiedere aiuto, si può parlare con qualcuno, si può leggere e ascoltare musica: sicuramente, se non fosse stato postulato l’insiemi dei numeri reali, e quindi dei razionali e degli irrazionali, non avremmo potuto ipotizzare che esistesse anche un insieme che sembrerebbe contrario e contraddittorio, quello dei numeri complessi, e che tuttavia risolve l’annosa problematica dell’equazione senza soluzione. E se forse non avessimo avuto un fardello, un dolore, un danno subito e percepito, non avremmo avuto possibilità di vedere che dall’altra parte esiste un sistema di credenze alternative, più benevole, più funzionali, più curative per noi.
Non esistono certezze perenni, ma esistono in quanto fondate su leggi etiche e morali che ci servono democraticamente per vivere all’interno della comunità; ma a noi, cosa rimane? Ripensare a noi stessi significa attuare un atto di ribellione e – non artificialmente – prendere il carico della nostra salute mentale e fisica per descrivere la nostra rappresentazione in modo tale che corrisponda ai nostri molteplici punti di vista su un cosa. Anche sul nostro dolore e sul nostro disagio emotivo.
Non siamo destinati a soffrire per sempre, non è scritto da nessuna parte, nondimeno sembrerebbe ecologico ed economico vista la nostra tendenza a ricercare la felicità. Anche essere sempre felici corrisponde a una verità non parsimoniosa e inverosimile, inattendibile: in generale noi esseri umani non ci accontentiamo di quello che abbiamo e spesso ci ingaggiamo in circoli che talvolta pur di stare in uno stato mentale ed emotivo più desiderabile, diventano pericolosi per noi e spessissimo per gli altri.
Ma la felicità è un’emozione: pensare di poter provare una certa emozione continuamente è a tutti gli effetti un obiettivo irrealistico.
Acquisire stili di pensiero e di comportamento più funzionali significa imparare a tollerare meglio le nostre emozioni e imparare qualche strategia al fine di gestire le onde emotive più complesse. La psicologia cognitivo comportamentale aumenta la possibilità di tollerare quello che proviamo, a fronte di obiettivi basati su valori, motivazioni e scopi personali razionali e più grandi. Chiedere aiuto alla psicoterapia crea risonanza dapprima con il contesto in cui si è evoluto il disagio emotivo, e cerca di spezzettarlo in parti più piccole per poterlo comprendere e accettare, per poi in seguito dare voce a contesti diversi e quindi a forme di pensiero e di comportamento alternative, più funzionali e più allineate con ciò che vogliamo essere nel qui e ora. Per riprendere Chiara Valerio sulla matematica, anche la psicologia è democratica poiché offre spazio e voce alle diverse emozioni e alle complessità che ci abitano. La psicoterapia aiuta nella regolazione delle proprie emozioni e accompagna il paziente ad illuminare le proprie risorse: in una società dove abbiamo difficoltà ad essere ascoltati e dove la pratica della calma e della pazienza sono sostituite dalla velocità e dal tempo che scorre alla velocità di un click, la psicologia si offre come spazio per impegnarsi alla dedizione verso se stessi. La propria salute migliora con impegno, esercizio e collaborazione.
Tutte le emozioni e tutti i nostri pensieri hanno diritto di cittadinanza: in terapia si scorge e poi si affina la possibilità di tollerare di non avere risposte a tutti i costi, piuttosto si collabora al fine di cambiare le domande iniziali con domande migliori.
